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Territori, dati e politiche: insieme per una transizione giusta

Territori, dati e politiche: insieme per una transizione giusta

La quinta edizione della Conferenza Nazionale sulla Povertà Energetica ha confermato con forza un dato ormai ineludibile: la povertà energetica non è un fenomeno emergenziale, ma una questione strutturale che interroga il Paese sul piano sociale, climatico e territoriale.

Ad aprire i lavori è stato Luca Benedetti, Direttore della Direzione Studi e Statistiche del GSE, che ha inquadrato il fenomeno attraverso un dato emblematico: la spesa energetica annua di una famiglia tipo, stabile intorno ai 3.000 euro fino al 2021, è salita oltre i 4.000 euro dopo la crisi dei prezzi del 2022, senza più tornare ai livelli precedenti. Un incremento che ha reso evidente quanto l’energia sia oggi un fattore di vulnerabilità sistemica.

Roberta Ranieri del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha sottolineato come la povertà energetica sia ormai una questione di giustizia nella transizione ecologica. Con oltre 2 milioni di famiglie coinvolte, l’obiettivo non può più essere la sola risposta emergenziale, ma la prevenzione strutturale della vulnerabilità.

In questa direzione si inserisce il Piano Sociale per il Clima, con una dotazione di oltre 9 miliardi di euro e tre assi principali: edilizia, trasporti e assistenza tecnica. Interventi mirati sugli edifici meno efficienti, strumenti innovativi come il “conto mobilità” per le aree meno servite e una governance fondata su sportelli territoriali e consultazione pubblica rappresentano i pilastri di un disegno che mira a integrare politiche energetiche, climatiche e sociali.

Sul piano della misurazione del fenomeno, Benedetti ha richiamato la necessità di distinguere tra monitoraggio statistico e identificazione dei beneficiari delle politiche: due insiemi che non coincidono mai perfettamente e che richiedono strumenti metodologici più sofisticati, anche grazie a progetti europei in corso.

I dati più aggiornati, presentati da Luciano Lavecchia dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), parlano di circa 2,4 milioni di famiglie coinvolte nel 2023. Il fenomeno interessa stabilmente l’8-9% delle famiglie italiane da oltre vent’anni. Particolarmente allarmante la condizione dei minori — oltre un milione — e delle famiglie con persona di riferimento straniera, esposte a un rischio quadruplo rispetto alla media. Tra le criticità emerse: strumenti esistenti ma poco coordinati e bonus che raggiungono solo una quota limitata dei beneficiari potenziali.

 

Il territorio come snodo decisivo

La prima tavola rotonda ha messo al centro il ruolo dei comuni. Giada Maio (ANCI) ha evidenziato il gap di accesso ai dati energetici e la carenza di competenze interne alle amministrazioni. La governance energetica locale richiede managerialità, capacità di lettura dei dati e coordinamento tra livelli istituzionali. Le risorse esistono, ma sono frammentate e spesso non dialogano tra loro.

Estella Pancaldi (GSE) ha raccontato l’attività di tutoring rivolta a oltre 6.500 amministrazioni pubbliche, sottolineando come l’efficienza energetica possa diventare leva trasversale per liberare risorse da reinvestire nei servizi sociali. L’energia, più che un fine, può essere uno strumento abilitante.

Sul fronte dell’analisi territoriale, Francesco D’Oria (RSE) ha illustrato il lavoro di mappatura del rischio a livello sub-comunale, sviluppato anche con il Comune di Parma: senza territorializzare il fenomeno, ha ricordato, le politiche rischiano di essere corrette nei principi ma inefficaci nella pratica.

Gli sportelli unici per la riqualificazione energetica sono stati presentati da Francesca Hugony (ENEA) come strumenti integrati di accompagnamento tecnico, finanziario e sociale, con un forte ruolo di coordinamento pubblico. Una leva ancora poco sviluppata in Italia, ma strategica per raggiungere le famiglie vulnerabili.

Il quadro europeo è stato delineato da Chiara Massarotto della Commissione Europea, che ha ripercorso l’evoluzione normativa dal 2018 a oggi: dalla definizione ufficiale di povertà energetica nella Direttiva sull’Efficienza Energetica al Fondo Sociale per il Clima, fino all’Energy Poverty Advisory Hub (EPAH), piattaforma di riferimento per il supporto ai comuni.

Proprio sull’assistenza tecnica EPAH si è concentrato l’intervento di Marco Suber (AISFOR), che ha presentato il terzo bando di assistenza tecnica rivolto agli enti locali, con supporto dedicato nelle fasi di diagnosi, pianificazione e attuazione.

Le testimonianze dei territori hanno dato concretezza al dibattito: dal percorso del Comune di Arezzo illustrato da Alessandro Forzoni, allo sportello itinerante di Roma Capitale raccontato da Edoardo Zanchini, fino alla strategia integrata di Parma presentata da Simona Acerbis. Particolarmente significativa l’esperienza del piccolo Comune di Serrenti, descritta da Maurizio Musio, esempio di come competenze interne e visione possano trasformare radicalmente il rapporto tra amministrazione ed energia.

A chiudere, Silvia Pedrotti ha richiamato il ruolo della Fondazione Banco dell’Energia e l’importanza della formazione e della collaborazione con il Terzo Settore, introducendo il concetto di giustizia energetica come orizzonte culturale: non assistenza dall’alto, ma costruzione di condizioni di pari accesso all’energia.

La mattinata ha restituito un messaggio chiaro: la povertà energetica si combatte con dati più precisi, politiche integrate e territori protagonisti. Senza coordinamento e visione condivisa, la transizione rischia di essere solo tecnologica. Con il coinvolgimento delle comunità locali, può diventare davvero equa.

 

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